L'Inno della Perla - Iniziatico testo dei Vangeli Gnostici

L'Inno della Perla

Il cosiddetto "Inno della Perla" (in altre traduzioni "Canto della Perla") è il titolo dato dai traduttori moderni al “Canto dell’Apostolo Tommaso prigioniero nella terra degli indiani” si trova negli Atti apocrifi dell'apostolo Tommaso, una composizione gnostica di matrice iranica nella regione di Edessa, l'odierna Urfa, in Turchia. Si ritiene che la composizione degli Atti debba risalire al primo quarto del III secolo. Sarebbero infatti successivi, anche se di poco, agli Atti di Pietro, agli Atti di Giovanni e agli Atti di Paolo, che erano diffusi già durante il II secolo. Facendo parte tutti dei Vangeli Gnostici.
Esiste in una versione siriaca ed una greca; quella originale è la siriaca. Si tratta di un racconto di grande bellezza e commovente semplicità. Per una completa compressione del mistero che contiene nella sua simbologia di questo splendido testo, rimando alle opere del Maestro Gnostico contemporaneo Samael Aun Weor.



L'Inno della Perla

 

Quando ero ancora fanciullo
e dimoravo nella Casa di mio Padre,
dilettandomi della ricchezza e dello splendore
di Coloro che mi avevano allevato,
i miei Genitori dall’Oriente, dalla nostra Patria,
mi inviarono all’Occidente con tutte le provviste per il viaggio,
attinte in abbondanza dalle ricchezze della nostra Casa.


Mi prepararono un carico pesante, eppur per me leggero,
affinché lo potessi sostenere da solo, formato dai Cinque Elementi:
oro di Bethel-Ellayè,
argento della grande Gadak,
diamante che spezza il ferro in mille frammenti,
rubini dall’India e
agate di Beth Cashan.

 

Mi tolsero la scintillante Veste di Gloria
che nel loro amore per me avevano filato
e il Mantello di Porpora tessuto e adattato
in modo perfetto alla mia forma e alla mia statura.
Fecero con me un Patto e lo incisero nel mio Cuore
con parole di fuoco affinché mai più potessi dimenticarlo:
Quando sarai disceso in Egitto e avrai riportato
la Perla Unica che giace in mezzo al mare,
circondata dal Serpente sibilante,
di nuovo indosserai la tua Veste di Gloria
e la ricoprirai ancora col Purpureo Manto
- entrambi fonte di gioia per te –
e, con tuo Fratello, a Noi il più prossimo in dignità,
sarai erede nel nostro Regno.

 

Lasciai dunque l’Oriente, iniziando a scendere
lungo un sentiero periglioso e difficile
accompagnato dai due Custodi Reali.
- troppo giovane ero per un simile viaggio!
Oltrepassai i confini di Mainshan
ove tutti i mercanti d’Oriente s’incontrano,
raggiunsi la terra di Babel e attraversai le mura di Sarburg,
discesi infine in Egitto: qui i miei custodi mi lasciarono solo.


Mi diressi deciso dal Serpente e sostai presso la sua dimora
in attesa che si riposasse e che prendesse sonno,
per tentare di sottrargli la Perla.
Quando fui unico e solo, rimanendo in disparte,
divenni Straniero per gli abitanti di quel luogo.
Vidi laggiù un orientale, uno della mia stessa razza,
un giovane nobile, libero, bello e gentile, figlio di “Coloro che sono Unti”.
Egli si avvicinò e si unì a me, ed io lo accolsi con fiducia,
ne feci il mio intimo amico e gli raccontai della mia missione.
Fu lui che mi mise in guardia contro gli Egizi,
contro quelli che sono in comunione con gli impuri.


Indossai perciò il loro abito affinché di me non sospettassero
- poiché ero giunto Straniero, e non svegliassero il Serpente
eccitandolo contro di me.
Ma essi, in qualche modo, si accorsero che non ero della loro patria:
con l’astuzia cercarono di rendersi a me graditi,
mescolando l’inganno in una bevanda che mi fecero bere
e per cibo mi diedero la loro stessa carne.


Dimenticai così che ero Figlio di Re e mi posi al servizio del loro re.
Dimenticai la Perla per la quale ero stato mandato dai miei Genitori.
Oppresso dal cibo greve di cui mi nutrivano, caddi in un profondo sonno.

Di tutto quello che mi accadeva,
i miei Genitori presero coscienza
e per me molto si afflissero.
Nel nostro Regno fu emanato un proclama
affinché Tutti si presentassero alle nostre Porte.
I Re e i Principi dei Parti e i Nobili d’Oriente
tutti insieme riuniti scrissero un piano per soccorrermi
e per non lasciarmi per sempre prigioniero in Egitto.


Mi inviarono una Lettera, firmata da tutti i Dignitari.
Così essa cantava:

“Dal Padre tuo, dal Re dei Re, e da Tua Madre, Signora dell’Oriente
da tuo Fratello (Gemello), nostro prossimo in rango, a te nostro Figlio
che sei Prigioniero in Egitto, Salute!”
Orsù, svegliati e sorgi dal tuo sonno,
intendi le parole della nostra Missiva!
Ricordati che sei Figlio di Re!
Vedi la schiavitù a cui sei sottomesso e chi ti ha asservito!
Fissa l’attenzione sulla Perla per la quale fosti inviato in Egitto!


Ricordati della tua Veste di Gloria e del tuo splendido Mantello Purpureo:
di nuovo potrai indossarli e con entrambi adornarti.
Che il tuo Nome possa essere letto nel Libro degli Eroi
e che tu possa divenire con tuo Fratello, nostro Delegato,
erede del Nostro Regno.

 

Quale un Messaggero, la Lettera che il Re sigillò con la sua mano destra,
contro i malvagi, i figli di Babel e i demoni ribelli di Sarburg,
si levò in forma di Aquila, il Re di tutti gli Uccelli,
e volò fino a scendere presso di me e a divenire Parola completa.
Fui svegliato dal suono della Sua Voce e uscii dal mio sonno:
La presi, La baciai, ruppi il sigillo e cominciai a leggerLa:
conformi a quanto era stato scritto da mio Padre nel mio Cuore, erano le Parole della Lettera.


Come in un lampo di luce improvviso mi ricordai che Padre e Madre erano Re,
che io ero Figlio di Re e che la mia Anima, nata libera,
aspirava ad essere di nuovo simile a Loro.
Mi ricordai della Perla per la quale ero stato inviato in Egitto
e incominciai ad incantare il terribile Serpente sibilante.
Lo indussi al sonno, lo cullai nel suo assopimento, invocando su di lui
Il Nome di mio Padre, il Nome del nostro Secondo, mio Fratello,
e quello di mia Madre, la Regina dell’Oriente.
Colsi la Perla e indietro mi volsi per tornare a Casa da mio Padre.


Mi sfilai la sordida veste impura e la gettai abbandonata nella loro terra.
Subito presi la Via del Ritorno, orientandomi verso la Luce della nostra Casa, l’Oriente.

 

Dinnanzi a me, sul mio cammino, trovai la Lettera
e come mi aveva ridestato con la Sua Voce,
ora mi guidava con la Sua Luce. Essa che dimora nel Palazzo,
con la sua Forma irradiava la Sua Luce dinnanzi a me,
con la Sua Voce mi incoraggiava ad accelerare il passo
e con il Suo Amore in alto mi traeva.


Proseguii ripassando da Sarburg e, lasciando Babel sulla sinistra,
giunsi alla grande Mainshan, crocevia dei commerci, in riva al Mare.

 

La splendida Veste di Gloria che mi era stata tolta
e il Purpureo Manto di cui era stata ricoperta,
mi fu inviata incontro dai miei Genitori
per mezzo dei loro fedeli Tesorieri, Ramtha e Rekem.
Avevo dimenticato la Sua Forma Splendente
avendo lasciato la Casa del Padre fin da fanciullo!
Non appena La ricevetti, mentre La rimiravo
mi parve che diventasse uno specchio di me stesso:
osservandola con attenzione, mi vidi tutto intero in Lei e Lei tutta intera in me.
Eravamo distinti eppure avevamo un’unica sembianza …
Eravamo due eppure Uno, avendo la stessa Forma.


Nello stesso modo osservai i Tesorieri che me l’avevano portata:
erano due ma in un’unica sembianza, poiché su di loro
era stato tracciato il Medesimo, Unico, Sigillo del Re,
dalle stesse mani di Colui che per loro mezzo mi restituì fiducia
e ricchezza spirituale e la mia Veste ricamata, adorna di splendidi colori,
d’oro e di berilli, di rubini e di agate, di sardonii dalle tinte diverse.
Nella Sua casa era stata lavorata da mani esperte, con fermagli di diamante
erano unite tutte le giunture e dappertutto su di Lei era ricamata e dipinta
l’Immagine del Re dei Re e come pietre di zaffiro rilucevano le sue tinte.

 

E vidi anche pulsare in tutto il Suo Essere le Energie della Gnosi.
Mi accorsi che stava per parlare: udii il suono dei canti che intonava
a bassa voce discendendo verso di me:
“Sono io che ho operato nelle azioni di Colui
per il quale sono stata educata nella Casa di mio Padre
ed ho conosciuto in Me Stessa che la mia statura
cresceva in proporzione al suo lavoro”.

 

Con il Suo muoversi regale tutta a me si offerse
e dalle mani di Coloro che La portavano
si affrettò affinché potessi prenderla:
l’Amore mi spingeva a correre, ad andarLe incontro fino ad accoglierLa:
verso di Lei mi protesi, La presi, mi avvolsi nei suoi colori
e completamente mi coprii col Manto Regale dalle tinte sfavillanti.

 

L’indossai e salii alle Porte della Salvezza e dell’Adorazione.
Chinai il capo adorando lo Splendore del Padre Mio che me l’aveva inviata.
Avevo adempiuto ai suoi comandi ed Egli mantenne la sua Promessa.
Alla sua Porta mi unii ai suoi Principi, e il Padre mi accolse con gioia
fui con Lui nel suo Regno; e tutti i Suoi Servitori Lo adoravano
cantando in coro, come canne d’organo, la Sua Promessa:
con Lui sarei andato anche alla Porta del Re dei Re
e con la Mia Perla sarei apparso assieme a Lui, al Suo cospetto.


- Fine dell'inno cantato in carcere dall'apostolo Giuda Tommaso –

 

 

La Nuova Accademia Gnostica S.A.W. di Firenze

I Direttori: Gonzalo e Lorena


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